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Se la natura non avesse voluto, che bisogno c’era di fare in modo che l’ano potesse aprirsi giusto lo spazio necessario per farci passare il pene e che il retto, la parte dell’intestino che sta subito dopo l’ano, fosse capace di essere stimolato così fortemente da generare una sensazione di piacere allo strusciamento proprio con il pene? Se la natura non lo avesse voluto l’apertura delle labbra non sarebbe stata grande abbastanza da poter consentire il passaggio del glande e della parte anteriore del pene in erezione. Se la natura non lo avesse voluto non avrebbe permesso a frammenti di prostata maschile, quella dei vecchietti e del loro gocciolare continuamente, di trovarsi alla metà circa della parete interna della vagina, in quella zona chiamata punto G, per tanto tempo considerata la fonte assoluta dell’orgasmo, prima di sapere che fosse il clitoride l’artefice principale e non il punto G. Se la natura non lo avesse voluto, credimi, non avrebbe concesso ai maschi la sorgente dell’orgasmo nel punto L, situato a metà tra la base dello scroto e l’ano. Non è un caso che ai ragazzi piaccia così tanto andare in motorino; senza rendersene affatto conto lo stimolano in continuazione. Già, lo fanno mentre saltano d’improvviso su e giù per via degli avvallamenti casuali dell’asfalto, come pure stando seduti per ore e ore in treno o in bus, quelli delle grandi città con i sedili durissimi. Prima di loro, tanto tempo fa, c’erano i cavalli ad offrire l’occasione per stimolare, lasciandosi cavalcare mentre loro si alzavano su due gambe perché chi gli stava sopra cadesse, un punto che non si sapeva ma che agiva. Se la natura non avesse voluto non avrebbe fatto sì che nel massimo periodo di eccitazione il maschio sentisse il desiderio di stimolare i propri capezzoli, al pari della femmina. Se la natura non avesse voluto non avrebbe fatto sì che le zone erogene, ovvero quelle che stimolate ti fanno sentire brividi strani, come il viso, il collo, l’interno coscia e le ascelle, fossero esattamente le stesse sia per i maschi sia per le femmine, con la stessa identica soglia di stimolazione e la stessa intensità. Magari le coincidenze che danno il titolo al nostro capitolo finissero qui. Saremmo fortunati, perché tutto sommato sono innocue. In realtà quello che ti ho appena detto è praticamente nulla in relazione a quello che a breve andrò a illustrare, e che maledettamente è quanto di più drammatico avvenga in ogni relazione sentimentale.

A proposito, ma ti ho spiegato già cos’è un sentimento? Mi sembra di no. Devo spiegartela bene la differenza tra sentimento ed emozione, tra passione e sensazione e, poi, raccontarti una volta per tutte cos’è l’amore. Però, prima di tutto, voglio dirti quella cosa che ti ho accennato prima. Quello che sto per dirti ti sconvolgerà un po’ perché è parecchio impegnativo come concetto. All’inizio non ci volevo credere neppure io, ma a un certo punto capisci che bisogna arrendersi all’evidenza, qualunque sia, anche se fa male. Possiamo avere storie di qualunque tipo, anche solo legate al sesso e nient’altro, e fin qui nessun problema; ma se capita che ci innamoriamo veramente, che incontriamo una persona per noi in quel momento speciale, chiunque sia, quella persona cento volte su cento ci ricorderà, per qualcosa, uno dei nostri genitori! Potrà somigliargli fisicamente, avere un tratto qualsiasi del carattere o, semplicemente, ci farà sentire l’emozione di uno di loro. Sigmund Freud lo aveva capito quando scoprì il Complesso di Edipo e quello di Elettra, riferendosi al fatto che un maschietto in tenerissima età si innamora della mamma e la vorrebbe tutta per sé, motivo per il quale arriva a odiare profondamente il papà e lo vorrebbe addirittura morto e sepolto nelle sue innocenti fantasie. Una bambina, invece, in tenerissima età si innamora follemente del papà e vorrebbe averlo tutto per sé, sbarazzandosi, sempre nelle innocenti fantasie, della mamma. Tutto questo, naturalmente, solo e soltanto nelle fantasie, sia ben chiaro. Che ci piaccia o no, chi sceglie di starci accanto nei primissimi anni della nostra vita fa molto, ma molto di più, che allevarci, educarci e aiutarci a crescere. Se il nostro amore sarà stupendamente irripetibile, balordo, idealista, cieco, virtuoso, solitario, insensibile, arrogante, vittimistico, inutile o tragico dipenderà dal tipo e dall’intensità di quelle emozioni che avremo sentito assai presto, quando ancora con le parole non eravamo molto bravi e parlavamo con il corpo, proprio da loro, sì, dai nostri genitori.

Da papà e da mamma, o dai due papà o dalle due mamme, o da una sola mamma o, magari, da nessuno di loro. Ciò che saremo nelle nostre relazioni lo impariamo in quei momenti. Di regola i genitori di ogni parte del mondo dovrebbero pagare integralmente, a titolo di risarcimento danni, la sostanziosa parcella per le psicoterapie dei loro figli. E dovrebbero farlo a vita anche se, ad onor del vero, non hanno un granché di colpa poverini, perché il guaio che combinano lo fanno, purtroppo, senza rendersene completamente conto. Però di danni ne fanno. E ne fanno anche parecchi questi genitori. Fortuna che a tutto, poi, riusciamo a trovare una qualche soluzione. Anche se non è sempre facile.