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Prima di farlo, però, forse è giusto che ti spieghi la frase che ti ho appena scritto, altrimenti rimani con dei dubbi terrificanti. Uomo e donna si assomigliano parecchio, anche se questo non fa molto piacere a chi ha sempre creduto nell’esistenza di un “sesso forte” e di un “sesso debole”. La protuberanza che pende nei maschietti subito sotto il pube, scientificamente definita pene, da cui è derivata la parola penetrare è formata da due sottili tubicini chiamati corpi cavernosi. Questi singolari tubicini contengono un tessuto spugnoso molto delicato entro il quale sono immerse numerose arterie piccole piccole, le elicine, così chiamate perché possiedono una forma ad elica, come quella degli elicotteri. Quando, per una serie di segnali nervosi legati agli organi di senso e alle loro stimolazioni, il pene va in erezione queste arteriette si riempiono di sangue. È proprio quel sangue che fa diventare il pene duro, mentre giunge piano piano. Detto questo, passiamo alla donna. Per tanto, tantissimo tempo, si è pensato che il piacere sessuale di una donna fosse legato alla vagina, un tubicino vuoto pure lui, e al fatto che venisse strusciata dal membro maschile mentre entrava ed usciva nell’atto della penetrazione. In realtà sembrerebbe non essere questa la via principale del piacere. Poco sopra l’apertura della vagina la natura ha voluto regalare alla donna una struttura perfettamente uguale al pene maschile, solo di gran lunga più piccola. Si chiama clitoride ed è formato da due tubicini vuoti, quasi fosse un pene in miniatura. Questo diviene man mano duro, esattamente come il pene del maschio. Durante il rapporto sessuale è il suo diventare duro che dona alla donna la maggior sensazione di piacere, una sensazione che diviene assai più intensa istante dopo istante e che precede l’orgasmo, esattamente come avviene per l’uomo. Ne deriva, quindi, che sia il maschietto che la femminuccia godono, in sostanza, allo stesso modo, o quasi. Sulle somiglianze tra uomo e donna torneremo più tardi e ti sorprenderai ancora una volta, ma adesso volevo, come ti avevo anticipato, sottolinearti quella cosa un po’ particolare. Se non sembrano esserci grosse differenze sugli organi genitali e sulle vie del piacere, su una cosa maschi e femmine non si incontreranno mai: sul tempo biologico della loro fertilità. Apparentemente questa espressione può rimandarti ad un discorso un tantino troppo scientifico, poco importante dal punto di vista pratico; invece ciò che accade è più che mai concreto, credimi, e ha delle ripercussioni allucinanti sulle stesse relazioni sentimentali, tanto da condizionarle pesantemente. Tra breve capirai perché. Nel maschio i gameti, gli spermatozoi, vengono prodotti all’interno dei testicoli, coperti dalle sacche scrotali. Sono prodotti tranquillamente ogni giorno, a partire dalla pubertà fino quasi a tutta la vita. I gameti sono in questo modo sempre nuovi e freschi, belli arzilli, perché la centrale che li produce e li smista è sempre attiva, instancabilmente. L’unica cosa che può danneggiarla, a volte anche drammaticamente, è l’eccesso di alcool. Questo, se è veramente grande, proprio una sbronza mega, può alterare la formazione e la funzione degli spermatozoi. Ciò comporta il serio rischio di fare uscire nel seme durante l’eiaculazione, spermatozoi un po’ acciaccati i quali se incontrano un ovulo femminile e lo fecondano possono dare origine a bambini con patologie genetiche o con problematiche psicologiche importanti alla nascita. Non è da sottovalutare il fatto che molti dei bambini con seri problemi psicologici, come ad esempio alcuni disturbi della personalità di tipo antisociale, altrimenti detti “delinquenti nati” o peggio ancora “assassini nati”, siano stati concepiti il sabato notte in discoteca, dove tra alcool e porcherie varie non c’è che l’imbarazzo della scelta su come sballarsi. Nella femmina ci troviamo davanti ad una situazione completamente diversa.

Ogni bambina che viene alla luce si porta dentro un tesoretto, una specie di dote, proprio come quella che un tempo la giovane sposa si portava dietro quando offriva la sua dolce mano allo spasimante che la conquistava. Questa fantomatica dote non è altro che un bel gruzzolo di cellule uovo, circa quattrocentomila, che subito dopo la nascita se ne vanno quasi in una specie di letargo, per essere poi risvegliate di botto alla pubertà e cominciare a fare a gara per chi ce la fa ad uscire prima ed incontrare il cavaliere misterioso che la rapirà. Il problema serio, piuttosto grave mi verrebbe da dire, è che dunque la donna non ha una centrale in continua e incessante attività di produzione, ma si porta dietro un numero indefinito di gameti che per un sacco di tempo devono starsene ibernati e poi, da quando cominciano ad essere operativi, si esauriscono man mano. In pratica la donna è, dal punto di vista della fertilità, una sorta di bomba ad orologeria. Allo scoccare della pubertà, con la prima mestruazione, detta anche menarca, parte il final countdown, il conto alla rovescia, che si esaurisce al sopraggiungere del climaterio, altrimenti detto menopausa. Pensa solo che, generazione dopo generazione, la prima mestruazione le bambine ce l’hanno man mano sempre prima. Oggi siamo alla media di 10-12 anni, ma ci sono molti casi anche di menarca a 8-9 anni. Di converso una donna a 35-37 anni ha esaurito quasi tutte le cellule uovo migliori che aveva, le più forti, le più belle, le più vitali. Da questo momento in poi le rimangono quelle più fregate, con piccole ammaccature. Essere fecondata dopo quell’età significa per lei portare in grembo un figlio che, con grandissima probabilità, sarà down o avrà altre serie grosse patologie alla nascita. Sempre che riesca ad arrivare alla nascita e non venga abortito prima! Comprendi bene che, anche se una bambina ha il menarca a 10 anni sino a 18 anni non è matura per la gravidanza, non lo è tanto nel corpo quanto nella mente. Facendo due calcoli deduciamo che, in linea di massima, una donna ha all’incirca 15 anni di valida fertilità, poi è tutto finito, mentre l’uomo qualcosa come 60 anni, o giù di lì. Una sproporzione scandalosa, eppure più che reale. Se mi hai seguito bene nel ragionamento riesci adesso a capire anche un’altra cosa molto ma molto importante. Mentre l’uomo subito dopo aver eiaculato ha bisogno di un certo tempo per riprendersi, chiamato tecnicamente periodo refrattario, lungo almeno mezz’ora, ma opportunamente molto di più, e dopo al massimo tre eiaculazioni in un giorno si deve fermare assolutamente altrimenti rischia l’infarto cardiaco e gli occhi fuoriescono dalle orbite, la donna può avere invece orgasmi multipli, cioè appena finito uno se ne concede subito un altro e così via, e può fare sesso diverse volte al giorno senza sentirsi affaticata. Prova a riflettere sul significato biologico di tutto questo. Torniamo un attimo indietro ai nostri antenati, quei famosi nonnetti che ci hanno insegnato il male per salvarci dalle fauci dei predatori che avremmo incontrato nell’inferno del nostro vivere. Quelli erano tempi in cui la vita davvero era corta, i pericoli all’ordine del giorno e riusciva a sopravvivere solo ed unicamente chi sapeva essere più forte di tutto e tutti. La vita, quella che durava poco, per riprodursi aveva bisogno di certezze, aveva bisogno di rischiare il meno possibile. Se una femmina avesse potuto avere un solo orgasmo, considerato il tempo di riposo di un maschio e tutto quello che è legato alla cornice di pericolo, si giocava in un rapporto sessuale una sola possibilità di essere fecondata. Ad ogni modo, seppure fosse stata fecondata, doveva sperare che il seme di quell’unico maschio capitato sarebbe stato in grado, mescolandosi al suo, di dare vita ad un figlio capace, a sua volta, di essere forte e robusto in quel mondo schifoso che andava ad incontrare.